Lo scorso anno riuscimmo in qualche modo a raccontare la stagione nataleccistica in una sorta di "collegamento" con i vari rioni, palesando i progressi nella costruzione del Nataleccio; è quello che tenteremo di fare anche quest'anno.
Sembra che la "stagione 2015" abbia buoni propositi in quanto già tre rioni hanno dato inizio a quelle che saranno le loro opere. Decisi e determinati ci sono apparsi i ragazzi di F'Nalo che da qualche giorno a questa parte sono riusciti a salire il monte, dando il via a quello che è il taglio e pulizia del sottobosco, procurandosi parte del materiale per poter costruire la loro "torre vegetale"; lo stesso hanno fatto i Bagnaioli, che nel fine settimana, con un notevole gruppo di natalecciai, sono riusciti a dare "un bel colpo" all'approvvigionamento di "prodotto costruttivo"; a Culiceto, aspettando il vero e proprio "fronte di fuoco", si sono visti i primi "bagliori" composti da ragazzi giovanissimi. Insomma, vedendo l'inizio, crediamo che la stagione sarà davvero entusiasmante, come del resto lo è ogni singolo anno.
Eh!
Eh!
Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeh Nataleeeeeeeiiiiiiiiiicciiiiioooooooooooo!
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Una "smondinata" di due giorni a Gorfigliano
Si ripete l'avvenimento dello scorso anno, organizzato dal Vespa Club e i ragazzi del Trail delle Apuane, nella piazza difronte alla chiesa di Gorfigliano. La scorsa edizione fu un successo inaspettato, dove molti gorfiglianesi e abitanti di altre zone, si ritrovarono a trascorrere una giornata in piena armonia socializzando e divertendosi. Bene, a fronte del successo ottenuto nella passata edizione, le due "associazioni" hanno deciso di sviluppare la festa nell'arco di due giorni, offrendo mondine, vin brulè e molto altro, rendendo così il nostro paese ancor più vivo. L'appuntamento, come già detto, si svolgerà nella piazza della chiesa nei giorni 31 Ottobre e 1° Novembre dalle ore 15:30. Partecipate numerosi, solo così facendo Gorfigliano avrà ossigeno per i propri polmoni, perché lo sappiamo tutti, il paese è ancora vivo, ricco di vitalità e negli ultimi mesi lo ha palesato.
E a Gorfigliano si innalza anche il "Calendro"
Ed è proprio qui, nel nostro Gorfigliano che si riesce a scoprire ogni qualvolta una nuova tradizione, mai sentita prima; naturalmente nel mio caso in quanto non praticante e per dire tutta la sincera verità, nemmeno credente, pertanto totalmente ignaro di che cosa fosse quell'enorme fusto di albero innalzato nei pressi del "Colletto" in questi giorni. A prima vista, per chi come me totalmente estraneo a questa tradizione, ha dato da subito l'impressione di una "tempia" per il Nataleccio, ma poi facendo due conti tutto non torna, perché siamo alla fine di Maggio e il Nataleccio lo si fa nel mese di Dicembre. Fortunatamente , poi, ho avuto il piacere di incontrare due esperti delle tradizioni paesane, Erminio Monelli e Luigi Iacopi, che sono riusciti in maniera molto chiara a spiegarmi questa tradizione. L'enorme palo, dritto, lucente, lunghissimo, viene posizionato in perfetto piombo nei pressi della casa di colui che a breve diverrà sacerdote. Il fusto dell'albero sta a significare, la robustezza, la longevità, la stabilità che il futuro sacerdote riporrà nella propria fede.
La Befana, tradizione spodestata
"Ecco,ecco la Befana, non è quella degli altri anni; ha mutato vesti e panni, cotoncini e pura lana. Donne, donne la Befana. E se nulla ci darete pregheren per le faine..."
E' così che la ricordiamo noi, la strofa che ci accompagnava dinanzi alle porte delle case gorfiglianesi quando girovagavamo in cerca di qualche caramella, dolce, biscotto, sostenendo sottobraccio un nostro amico travestito da vecchietta, con un'enorme gobba artificiale sulla schiena e con in mano un bastone usurato. Non abbiamo mai capito che cosa significasse la parola "cotoncini", anche perché questa, come crediamo noi, era solamente una delle tante versioni del canto alla Befana.
Era un giorno particolare, di gran festa nel nostro Gorfigliano, dove "sfilavano" diverse Befane: c'era quella dei bimbi culiceti, quella dei bagnaioli, e per non farsi mancare niente, anche quella che noi chiamavamo "Dei Grandi", solitamente accompagnata dal Miccio (asino) del Fernà e dalla banda musicale. Erano per noi, ci riferiamo alla nostra generazione, quella degli anni '70, finiti i tempi in cui, come ci raccontavano i nostri genitori o i nostri nonni, in cui la Befana regalava arance, qualche giocattolo fatto in legno lavorato a mano con massima precisione e abilità nelle notti invernali proprio da qualche componente della famiglia, e dove doveva essere messo fuori dall'uscio un piccolo fascio di fieno per poter dar da mangiare al "miccio" affamato che accompagnava la "vecchia signora". A noi, generazione "moderna" la Befana distribuiva regali grandiosi: trenini elettrici, biciclette, fucili ad aria compressa, bambole parlanti, robot, insomma ogni sorta di giocattolo che in passato (ci riferiamo sempre al tempo dei nostri genitori e nonni) appartenevano ai bimbi delle famiglie benestanti, infatti ai bimbi "privilegiati" la Befana non regalava manufatti in legno o frutta di stagione, ma addirittura veri e propri soldatini di piombo, o bambole con vestiti "pomposi" comperate chissà in quale negozio. Ricordiamo con gioia, rifacendoci sempre alla nostra generazione, che a quell'epoca, nel nostro Gorfigliano, non vi era traccia di Babbo Natale, se non nelle pubblicità della Coca Cola in televisione, o in qualche racconto sul libro di scuola. Per noi era quella donna gobba, brutta, ma tanto buona che chissà il perché distribuiva regali, a renderci felici. La Befana, ricatto costante dei nostri genitori nell'arco di tutto l'anno, dove magari per tenerci buoni ci dicevano: "Se non ti comporti bene, questa volta la Befana ti porterà un sacco di carbone invece dei regali". Davvero un peccato che questa simpatica signora sia stata sostituita definitivamente da un personaggio che non appartiene in alcuna maniera alla nostra cultura, che non ha nessun legame tangibile con quello che è il nostro essere. Si dice che la tradizione dell'Epifania, nella nostra terra, sia addirittura riconducibile al 1400 (fonte dal Blog di Paolo Marzi), ed è veramente triste, quando spiegando ai nostri figli di che cosa era per noi questa ricorrenza, vederli assolutamente disinteressati all'argomento, annoiarsi, non prendere in considerazione quella canzoncina che noi cantavamo fuori dalla porta di ogni casa, fino allo sfinimento.
"Ecco,ecco la Befana, non è quella degli altri anni; ha mutato vesti e panni, cotoncini e pura lana. Donne, donne la Befana. E se nulla ci darete pregheren per le faine..."
Nella foto, la Befana manda in pensione il miccio, e, stando al passo con i tempi, si è motorizzata.
E' così che la ricordiamo noi, la strofa che ci accompagnava dinanzi alle porte delle case gorfiglianesi quando girovagavamo in cerca di qualche caramella, dolce, biscotto, sostenendo sottobraccio un nostro amico travestito da vecchietta, con un'enorme gobba artificiale sulla schiena e con in mano un bastone usurato. Non abbiamo mai capito che cosa significasse la parola "cotoncini", anche perché questa, come crediamo noi, era solamente una delle tante versioni del canto alla Befana.
Era un giorno particolare, di gran festa nel nostro Gorfigliano, dove "sfilavano" diverse Befane: c'era quella dei bimbi culiceti, quella dei bagnaioli, e per non farsi mancare niente, anche quella che noi chiamavamo "Dei Grandi", solitamente accompagnata dal Miccio (asino) del Fernà e dalla banda musicale. Erano per noi, ci riferiamo alla nostra generazione, quella degli anni '70, finiti i tempi in cui, come ci raccontavano i nostri genitori o i nostri nonni, in cui la Befana regalava arance, qualche giocattolo fatto in legno lavorato a mano con massima precisione e abilità nelle notti invernali proprio da qualche componente della famiglia, e dove doveva essere messo fuori dall'uscio un piccolo fascio di fieno per poter dar da mangiare al "miccio" affamato che accompagnava la "vecchia signora". A noi, generazione "moderna" la Befana distribuiva regali grandiosi: trenini elettrici, biciclette, fucili ad aria compressa, bambole parlanti, robot, insomma ogni sorta di giocattolo che in passato (ci riferiamo sempre al tempo dei nostri genitori e nonni) appartenevano ai bimbi delle famiglie benestanti, infatti ai bimbi "privilegiati" la Befana non regalava manufatti in legno o frutta di stagione, ma addirittura veri e propri soldatini di piombo, o bambole con vestiti "pomposi" comperate chissà in quale negozio. Ricordiamo con gioia, rifacendoci sempre alla nostra generazione, che a quell'epoca, nel nostro Gorfigliano, non vi era traccia di Babbo Natale, se non nelle pubblicità della Coca Cola in televisione, o in qualche racconto sul libro di scuola. Per noi era quella donna gobba, brutta, ma tanto buona che chissà il perché distribuiva regali, a renderci felici. La Befana, ricatto costante dei nostri genitori nell'arco di tutto l'anno, dove magari per tenerci buoni ci dicevano: "Se non ti comporti bene, questa volta la Befana ti porterà un sacco di carbone invece dei regali". Davvero un peccato che questa simpatica signora sia stata sostituita definitivamente da un personaggio che non appartiene in alcuna maniera alla nostra cultura, che non ha nessun legame tangibile con quello che è il nostro essere. Si dice che la tradizione dell'Epifania, nella nostra terra, sia addirittura riconducibile al 1400 (fonte dal Blog di Paolo Marzi), ed è veramente triste, quando spiegando ai nostri figli di che cosa era per noi questa ricorrenza, vederli assolutamente disinteressati all'argomento, annoiarsi, non prendere in considerazione quella canzoncina che noi cantavamo fuori dalla porta di ogni casa, fino allo sfinimento.
"Ecco,ecco la Befana, non è quella degli altri anni; ha mutato vesti e panni, cotoncini e pura lana. Donne, donne la Befana. E se nulla ci darete pregheren per le faine..."
Nella foto, la Befana manda in pensione il miccio, e, stando al passo con i tempi, si è motorizzata.
Un'edizione particolare intrisa di valori umani. Anche questo sono i Natalecci
E così è terminata anche l'ultima edizione nataleccistica. Un'edizione davvero significativa sotto molti aspetti. Un'edizione che è riuscita finalmente a far decollare in maniera impressionante questa nostra tradizione millenaria, dove il nostro Gorfigliano è stato investito come un ciclone da numerosissimi visitatori. Non c'è dubbio, questo passo da gigante verso una pubblicizzazione della nostra tradizione trova un suo perché in un video, girato, musicato, commentato con maestria da Andrea Canini e Edoardo Paladini, che noi tutti gorfiglianesi abbiamo fatto girare in maniera virale su ogni sorta di social network, su questo giornale, su You Tube e così via. Così come una stupenda canzone scritta e musicata da Skianto MC. I nostri ripetuti articoli, ma sopratutto la passione, il sudore, l'amore dei nostri paesani natalecciai. E' sì, perché bisogna essere concreti, noi possiamo pubblicizzare quanto vogliamo, ma se alla fine non c'è chi si fa il mazzo a faticare in qualche selva o dirupo per più di un mese, adesso saremmo qui a parlare del niente. Opere monumentali al di sopra dei dieci metri, perfette, cilindriche, proprio come piace a noi. Un grandissimo sforzo dei ragazzi di F'nalo che pur essendo in "quattro gatti" sono riusciti a portare a compimento una spettacolare struttura. Un'ennesima prova di forza quella dei "pazzi" di Culiceto, dove dall'alto della "Calamaia" hanno esibito un meraviglioso Nataleccio di 12 metri. E poi che dire dei bagnaioli, dove anche quest'anno hanno dimostrato di voler combattere contro la legge della fisica innalzando un cilindro perfetto di 18 metri. Parlavamo di significati, perché il Nataleccio riesce ad andare oltre la diatriba rionale, riesce a valicare qualsiasi forma di giudizio estetico, ma riesce ad accumulare valore. Un valore umano. Ed è proprio quello che è stato condiviso da tutti i natalecciai, indistintamente di quale fosse il proprio schieramento al ricordo commuovente che gli appartenenti del Bagno hanno voluto rivolgere al proprio compagno, scomparso prematuramente la scorsa Estate, Piero Pancetti.
Non è insolito che il Nataleccio venga intriso di questi contenuti umani, possiamo ricordare quando i culiceti resero onore ad uno dei più grandi natalecciai di sempre, Alessandro Levrini,anche lui scomparso prematuramente. Oppure quando, sempre dall'alto della "Calamaia" fu il nome di Pietro Ferri ad essere ricordato. Insomma il Nataleccio, oltre che accompagnarci in una cultura singolare, in una storia singolare, in uno spettacolo singolare, riesce a inoltrarci nel ricordo di persone che hanno contribuito all'evolversi del nostro Gorfigliano. Una tradizione che dal nostro punto di vista non cesserà mai di vivere, considerando che i "nuovi" giovani coltivino una passione viscerale per questo evento. Ci salutiamo così, fieri di aver assistito ad uno show unico che ci ha accompagnato per più di 40 giorni, ringraziando per davvero chi ci ha resi partecipi di questo straordinario evento: I NATALECCIAI!
Non è insolito che il Nataleccio venga intriso di questi contenuti umani, possiamo ricordare quando i culiceti resero onore ad uno dei più grandi natalecciai di sempre, Alessandro Levrini,anche lui scomparso prematuramente. Oppure quando, sempre dall'alto della "Calamaia" fu il nome di Pietro Ferri ad essere ricordato. Insomma il Nataleccio, oltre che accompagnarci in una cultura singolare, in una storia singolare, in uno spettacolo singolare, riesce a inoltrarci nel ricordo di persone che hanno contribuito all'evolversi del nostro Gorfigliano. Una tradizione che dal nostro punto di vista non cesserà mai di vivere, considerando che i "nuovi" giovani coltivino una passione viscerale per questo evento. Ci salutiamo così, fieri di aver assistito ad uno show unico che ci ha accompagnato per più di 40 giorni, ringraziando per davvero chi ci ha resi partecipi di questo straordinario evento: I NATALECCIAI!
F'NALO
La leggenda del Monte Pisanino, la vetta più alta delle Alpi Apuane di Paolo Marzi
Certe volte ci sono certe leggende che sembrano uscite da libri fantastici,da libri di poesie o di fiabe incantate, tanto che sono belle, romantiche, appassionanti e questa che vado a narrare a mio avviso è tra le più belle in assoluto.Questa è la leggenda del Monte Pisanino, la vetta più elevata delle Apuane con i suoi 1946 metri.Nella sua parte lucchese si trova nel comune di Minucciano mentre l'altra metà la dividiamo con la provincia di Massa.Ma veniamo ai fatti.La leggenda parte dagli arbori del tempo.Ai tempi delle confederazioni etrusche (n.d.r:l'insieme di dodici città stato-etrusche che secondo tradizione costituirono in Etruria una potente alleanza economica, religiosa e politica) quando costantemente venivano insidiati i centri urbani più ricchi come Pisa ;in una di queste battaglie ormai Pisa era persa e il fuggi fuggi era generale,anche uno dei capi pisani,ormai perso,insieme a suo figlio si trovò costretto a fuggire verso nord.In una notte di un freddo dicembre si decise quindi di scappare.Padre e figlio si addentrarono nella silenziosa e buia campagna,nessun rumore,solo qualche fioco bagliore in lontananza,ma al guadare il fiume Serchio i guerrieri di Lucumone (n.d.r:capo religioso e politico di ciascuna delle tribù facenti parte della confederazione etrusca) li sorpresero.Il padre fu ucciso dallo scoccare di una freccia mentre il figlio rimase ferito ma riuscì ugualmente a fuggire nei boschi.Passarono molti giorni e il giovane attraversò valli, boschi,paesi, montagne.Un giorno arrivò finalmente nel paese di Gorfigliano dove fu accolto nella capanna di un generoso pastore che viste le condizioni del ragazzo decise di farlo riposare e ritemprare facendogli infusi di erbe amare raccolte in montagna.Il buon pastore aveva una figlia che colpita dalla bellezza e dai modi gentili del giovane decise di prendersene cura.Il giovane non volle mai però dire il perchè fosse arrivato lassù ne' tanto meno rivelò mai il suo nome, per questo venne chiamato il Pisanino. La giovinetta conosceva a perfezione l'arte medica e stette un intero inverno al capezzale del giovane ferito.Ma purtroppo il bel guerriero morì ! Padre e figlia distrutti dal dolore lo seppellirono in un prato, dove la ragazza si recava a piangere tutti i giorni che gli Dei mettessero in terra.Ogni lacrima con il passar del tempo si trasformava in pietra e poco a poco dove prima c'era un vasto prato si innalzò un impervia montagna ,la più alta di tutte le Apuane e che tutti chiamarono il Pisanino. Ancora oggi si dice che i cristalli che i cavatori trovano nel marmo sono le lacrime della ragazza.Tutto questo in ricordo di un giovane guerriero delle pianure pisane che è stato pianto abbastanza perchè se ne facesse un monte...
PAOLO MARZI
PAOLO MARZI
Verrucolette un record ineguagliabile
Dall'immagine qui a fianco non c'è che dire, questo è davvero un gran bel Nataleccio, anche se i "vruchesi" preferiscono chiamarlo Falò. I ragazzi di Verrucolette, una frazione di Gorfigliano, puntualmente come ogni anno, lassù, in cima a quel "cucuzzolo" che si scorge fin da Nicciano e oltre, riescono a dar vita ad opere degne di tutto rispetto. Un lavoro ben fatto, peccato per quel nome, Falò, che noi gorfiglianesi non riusciamo proprio a digerire: si chiama Nataleiccio e non Falò! Comunque sia, questo gruppo di "natalecciai", o meglio "faloisti", sono riusciti ad imprimere un record ineguagliabile. Con una tempia dalla lunghezza di 14.50 Metri, l'8 di Dicembre sono riusciti a terminare la loro opera con ben 16 giorni d'anticipo. Un RECORD assoluto, non abbiamo memoria che un Nataleccio sia stato terminato così in largo anticipo; e che Nataleccio! Ben fatto, dalle dimensioni di tutto rispetto che riesce indubbiamente ad inserirsi tra i "grandi". C'è anche da dire che questo "rione" è sempre riuscito a esser presente ad ogni edizione nataleccistica facendo delle ottime figure. Una passione, quella dei ragazzi di Verrucolette, che si ripete ogni anno, dove il caratteristico inno al Nataleccio li distingue; come avevamo già detto in un precedente "articolo" non "Eh! Eh! El' Nataleeeeeeiiiiiccciiiiiiiioooooooo !" Ma bensì "Evviva il Falò!" Un record il loro che difficilmente verrà battuto. Tanto di cappello ai "cugini" vruchesi...
La tempia
La tempia
I ragazzi vruchesi all'opera con tanto di ponteggio
Il violino del Gian
Oggi, alla mia età, posso dire che coloro che hanno i capelli bianchi, totalmente, quel bianco candido che sa di antico e anche di pulito ed è un bianco che in pochi possono avere, proprio perché è un colore molto raro!
Il bianco assoluto dicevo, oggi mi lascia ammirato, ma quando, da adolescente, incontravo persone con quelle caratteristiche ne avevo quasi paura. Un timore strano che forse mi avevano procurato le tante storie grottesche che i vecchi del paese ci raccontavano nelle sere invernali, a veglia, davanti al camino.
A veglia da noi voleva dire che, non avendo come oggi né il televisore né qualsiasi altra fonte di passatempo, non potendo certo andare nei locali per l'età e la mancanza di denaro, locali che peraltro vendevano solo vino o liquori, allora dicevo, ci si riuniva in casa, ora di uno ora dell'altro e davanti a un po' di vino, i vecchi raccontavano le loro storie..........
Nella maggior parte dei casi gli argomenti erano diavoli, streghe, eccetera. Tutti noi ragazzi, chiaramente, avevamo un po' di timore, poi, ad uscire di casa la notte, ma anche certi adulti non e' che dimostrassero molto più coraggio di noi giovani!
Quando poi i racconti erano un po' più tenebrosi del solito ne uscivano vere e proprie leggende........
A questo proposito vorrei raccontarvene una che mi ha impressionato di più al momento che mi fu raccontata. E fu proprio mio nonno che me la raccontò in vari episodi, forse per farmela assorbire meglio.
Infatti mio nonno mi diceva che il protagonista fosse addirittura un suo bisnonno, un uomo che pare si chiamasse Gian, come lui, e che fosse un grande suonatore di violino!
Gian aveva un violino venuto non si sapeva come e da dove e nemmeno si sapeva come Gian avesse imparato a suonarlo in maniera così perfetta. Tanto che era presente ad ogni festa in paese....... Poi chiaramente, la sua fama di esperto violinista uscì dai confini del paese e così veniva chiamato un po' da tutte le parti, con il compenso di pochi denari, ma al Gian bastava suonare il suo amato violino.......
Era arrivato a un tale grado di bravura che nei momenti tristi riusciva a commuovere gli ascoltatori, mentre quando era in buona giornata scatenava in tutti l'allegria e la voglia di vivere; queste sue qualità lo avevano reso famoso, ormai, in tutta la Garfagnana.
Naturalmente questa sua fama fece sì che una sera la sua vita cambiasse in modo brutale e quanto mai negativo ...... Si racconta che in una fredda sera d'inverno si presentassero a casa del Gian due individui, a dir poco misteriosi, che incutevano paura e un senso di maligno malessere che al Gian faceva battere il cuore a mille. Con fare sprezzante i due chiesero se fosse lui il Gian violinista, avuta conferma dal piccolo uomo tremante di paura, gli ordinarono di prendere il violino e seguirli. C'era una festa e doveva suonare per loro ed i loro amici!!!
A quel punto il Gian, tremante, prese il suo amato strumento e salito su una carrozza, nera come la notte, che aspettava fuori, partì per destinazione ignota.
Passarono ben tre giorni e nessuno sapeva dove fosse finito il povero musicista. Ci fu qualc'uno che giurava di aver sentito, nelle notti trascorse, un suono di violino, lontano, molto lontano, che aveva suonato per ore ed ore, senza un attimo di sosta. Ma poi, tutti pensarono a illusione, a suggestione,dovuta al pensiero sulla sorte del Gian.
Un mattino presto poi, la moglie del Gian, che era ancora a dormire, rigirandosi nel letto con sempre il pensiero rivolto al suo povero marito, ebbe come la sensazione di sentire un debole lamento. Scese allora in cucina e notò il violino sul tavolo, non riusciva a vedere bene nella penombra dell'alba ma sentiva sempre più chiaramente un lamento molto flebile e doloroso....
E finalmente, dopo qualche sforzo riuscì a vedere il Gian, o meglio quello che assomigliava al Gian ........ era dentro un sacco di quelli usati per il carbone, legato come un sacco di patate e appeso con un grosso chiodo a una trave del soffitto. La donna corse subito a chiedere aiuto e con un po' di difficoltà il pover'uomo fu liberato ... o meglio ... quello che pareva un uomo......
Nella poca luce dell'alba quello che uscì dal sacco era un uomo misero, tutto pieno di lividi, le vesti strappate e scalzo. Ma quello che impressionò i soccorritori fu il fatto che i capelli dello sventurato violinista erano completamente bianchi, di un bianco strano, completamente immacolato e surreale .......
Chiesero più volte allo sventurato cosa fosse successo, dove fosse stato tutti quei giorni! Ma il meschino non era in grado di parlare, dalla sua bocca usciva solo un confuso farfugliare del tutto incomprensibile.
Venne allora dopo giorni il medico, che avendo più paesi da controllare, alternava i giorni delle visite.
Il Gian era ancora tremante con gli occhi sgranati e continuava il suo balbettio di frasi sconnesse!
Non riusciva a farsi capire, solo dopo che il medico gli praticò un'iniezione, di non si sa cosa, il poveraccio, in qualche maniera, balbettando e tremando sempre di più, riuscì a dire : "Erano streghi e streghe, ho suonato per loro per tre giorni e tre notti. Erano tanti, hanno cantato e ballato sempre senza una pausa, mangiavano e bevevano e si accoppiavano fra loro come bestie, senza sosta, e quando stanchi hanno finito, mi hanno riempito di botte, mi hanno infilato nel sacco e fatto rotolare a calci giù dal pianoro, dove eravamo, fino al fiume"
Infatti il dottore confermò che solo una gran paura, uno spavento grandissimo, potevano imbiancare, di quello strano bianco, i capelli del malcapitato.
In seguito poi tutto andava male in casa, gli animali morivano, nei campi il seminato seccava e tutte le notti il violino, da solo, suonava per ore la solita ballata senza sosta fino al mattino!!!!
Finché un giorno si trovò a passare da li' un povero frate, umile, cercava da mangiare e piccole offerte per i suoi confratelli ... e come al solito la generosità paga!
Dopo essere stato ben accolto, sfamato e fatta una piccola offerta, venne messo al corrente di quello che il Gian e la famiglia stavano patendo.
Fu a quel punto che il frate tirò fuori dalla sua bisaccia un'ampolla con un po' di acqua benedetta e, recitando particolari preghiere, fece il giro della casa, della stalla e dei campi.
Ad ogni spruzzo di acqua benedetta si avvertivano strani suoni e folate di vento, dicevano che gli ospiti non desiderati se ne stavano tornando a casa.
Il Gian non balbettava più, gli animali parvero rinascere ... le cose stavano tornando alla normalità. Solo al Gian i capelli restarono immacolati e per sempre non suonò più il suo violino.
Orsi Mariano
Il bianco assoluto dicevo, oggi mi lascia ammirato, ma quando, da adolescente, incontravo persone con quelle caratteristiche ne avevo quasi paura. Un timore strano che forse mi avevano procurato le tante storie grottesche che i vecchi del paese ci raccontavano nelle sere invernali, a veglia, davanti al camino.
A veglia da noi voleva dire che, non avendo come oggi né il televisore né qualsiasi altra fonte di passatempo, non potendo certo andare nei locali per l'età e la mancanza di denaro, locali che peraltro vendevano solo vino o liquori, allora dicevo, ci si riuniva in casa, ora di uno ora dell'altro e davanti a un po' di vino, i vecchi raccontavano le loro storie..........
Nella maggior parte dei casi gli argomenti erano diavoli, streghe, eccetera. Tutti noi ragazzi, chiaramente, avevamo un po' di timore, poi, ad uscire di casa la notte, ma anche certi adulti non e' che dimostrassero molto più coraggio di noi giovani!
Quando poi i racconti erano un po' più tenebrosi del solito ne uscivano vere e proprie leggende........
A questo proposito vorrei raccontarvene una che mi ha impressionato di più al momento che mi fu raccontata. E fu proprio mio nonno che me la raccontò in vari episodi, forse per farmela assorbire meglio.
Infatti mio nonno mi diceva che il protagonista fosse addirittura un suo bisnonno, un uomo che pare si chiamasse Gian, come lui, e che fosse un grande suonatore di violino!
Gian aveva un violino venuto non si sapeva come e da dove e nemmeno si sapeva come Gian avesse imparato a suonarlo in maniera così perfetta. Tanto che era presente ad ogni festa in paese....... Poi chiaramente, la sua fama di esperto violinista uscì dai confini del paese e così veniva chiamato un po' da tutte le parti, con il compenso di pochi denari, ma al Gian bastava suonare il suo amato violino.......
Era arrivato a un tale grado di bravura che nei momenti tristi riusciva a commuovere gli ascoltatori, mentre quando era in buona giornata scatenava in tutti l'allegria e la voglia di vivere; queste sue qualità lo avevano reso famoso, ormai, in tutta la Garfagnana.
Naturalmente questa sua fama fece sì che una sera la sua vita cambiasse in modo brutale e quanto mai negativo ...... Si racconta che in una fredda sera d'inverno si presentassero a casa del Gian due individui, a dir poco misteriosi, che incutevano paura e un senso di maligno malessere che al Gian faceva battere il cuore a mille. Con fare sprezzante i due chiesero se fosse lui il Gian violinista, avuta conferma dal piccolo uomo tremante di paura, gli ordinarono di prendere il violino e seguirli. C'era una festa e doveva suonare per loro ed i loro amici!!!
A quel punto il Gian, tremante, prese il suo amato strumento e salito su una carrozza, nera come la notte, che aspettava fuori, partì per destinazione ignota.
Passarono ben tre giorni e nessuno sapeva dove fosse finito il povero musicista. Ci fu qualc'uno che giurava di aver sentito, nelle notti trascorse, un suono di violino, lontano, molto lontano, che aveva suonato per ore ed ore, senza un attimo di sosta. Ma poi, tutti pensarono a illusione, a suggestione,dovuta al pensiero sulla sorte del Gian.
Un mattino presto poi, la moglie del Gian, che era ancora a dormire, rigirandosi nel letto con sempre il pensiero rivolto al suo povero marito, ebbe come la sensazione di sentire un debole lamento. Scese allora in cucina e notò il violino sul tavolo, non riusciva a vedere bene nella penombra dell'alba ma sentiva sempre più chiaramente un lamento molto flebile e doloroso....
E finalmente, dopo qualche sforzo riuscì a vedere il Gian, o meglio quello che assomigliava al Gian ........ era dentro un sacco di quelli usati per il carbone, legato come un sacco di patate e appeso con un grosso chiodo a una trave del soffitto. La donna corse subito a chiedere aiuto e con un po' di difficoltà il pover'uomo fu liberato ... o meglio ... quello che pareva un uomo......
Nella poca luce dell'alba quello che uscì dal sacco era un uomo misero, tutto pieno di lividi, le vesti strappate e scalzo. Ma quello che impressionò i soccorritori fu il fatto che i capelli dello sventurato violinista erano completamente bianchi, di un bianco strano, completamente immacolato e surreale .......
Chiesero più volte allo sventurato cosa fosse successo, dove fosse stato tutti quei giorni! Ma il meschino non era in grado di parlare, dalla sua bocca usciva solo un confuso farfugliare del tutto incomprensibile.
Venne allora dopo giorni il medico, che avendo più paesi da controllare, alternava i giorni delle visite.
Il Gian era ancora tremante con gli occhi sgranati e continuava il suo balbettio di frasi sconnesse!
Non riusciva a farsi capire, solo dopo che il medico gli praticò un'iniezione, di non si sa cosa, il poveraccio, in qualche maniera, balbettando e tremando sempre di più, riuscì a dire : "Erano streghi e streghe, ho suonato per loro per tre giorni e tre notti. Erano tanti, hanno cantato e ballato sempre senza una pausa, mangiavano e bevevano e si accoppiavano fra loro come bestie, senza sosta, e quando stanchi hanno finito, mi hanno riempito di botte, mi hanno infilato nel sacco e fatto rotolare a calci giù dal pianoro, dove eravamo, fino al fiume"
Infatti il dottore confermò che solo una gran paura, uno spavento grandissimo, potevano imbiancare, di quello strano bianco, i capelli del malcapitato.
In seguito poi tutto andava male in casa, gli animali morivano, nei campi il seminato seccava e tutte le notti il violino, da solo, suonava per ore la solita ballata senza sosta fino al mattino!!!!
Finché un giorno si trovò a passare da li' un povero frate, umile, cercava da mangiare e piccole offerte per i suoi confratelli ... e come al solito la generosità paga!
Dopo essere stato ben accolto, sfamato e fatta una piccola offerta, venne messo al corrente di quello che il Gian e la famiglia stavano patendo.
Fu a quel punto che il frate tirò fuori dalla sua bisaccia un'ampolla con un po' di acqua benedetta e, recitando particolari preghiere, fece il giro della casa, della stalla e dei campi.
Ad ogni spruzzo di acqua benedetta si avvertivano strani suoni e folate di vento, dicevano che gli ospiti non desiderati se ne stavano tornando a casa.
Il Gian non balbettava più, gli animali parvero rinascere ... le cose stavano tornando alla normalità. Solo al Gian i capelli restarono immacolati e per sempre non suonò più il suo violino.
Orsi Mariano
Racconti a "veglio": la strega di Gorfigliano che non voleva morire...
Riportiamo un racconto di Paolo Marzi che narra di una delle tante storie che usavano raccontarsi nelle serate "a veglio".
Quando calavano le ombre della sera,dopo il suono "dell'ordinotte" (n.d.r: suono della campana "a tocco" che avvisava dell'approssimarsi delle tenebre) le persone si riunivano per "andare a veglio" a trascorrere qualche ora insieme ai vicini.In cucine spesso annerite dal fumo,accostati al calore del camino si parlava della giornata trascorsa ,degli ultimi avvenimenti importanti,si sgranocchiava qualche noce,si mangiavano le mondine e si buttava giù qualche "bicchierotto".Via via che il vino "riscaldava" le parole,emergevano proprio le paure,racconti di fatti strani,esseri misteriosi che avvicinavano fra loro le sedie e che facevano affrettare il passo sulla via del ritorno per casa.Queste storie venivano raccontate da narratori molto abili che ti facevano vivere la storia come un film.Questa storia che vado a raccontare è una di quelle.Queste storie era spesso tratte da fatti perlopiù accaduti realmente,ma che poi l'immaginazione popolare ingrandiva ed arricchiva come era di abitudine.Il racconto è basato su un fatto veramente accaduto di presunta stregoneria, dove una donna di Gorfigliano nel 1643 fu accusata di tale maleficio,ma poi deceduta per cause naturali prima che si svolgesse il processo "per malefizi con sortilegio ereticale"e da qui in poi fu un fiorire di leggende e supposizioni che per secoli hanno appassionato le veglie di mezza Garfagnana,e infatti per i "vegliatori" i fatti si svolsero così: A Gorfigliano in fondo al paese,al "Calcinaio" viveva un tempo una vecchia che era ritenuta una strega.Già, perchè in tempi antichi se c'era una vecchia brutta alta e magra quella era una strega anche se non era.Comunque fosse vero o meno, si diceva che questa donna dava con molta facilità il malocchio,che andava alla processione degli streghi,e così via Quando giunse a morire inizio per la vecchia una lunghissima agonia, sembrava che spirasse da un momento all'altro,ma invece continuava a vivere,fissando con quegli occhi così strani la gente che le stava intorno.La vecchia cercava di stringere continuamente la mano a qualcuno dei presenti come se volesse salutare compiutamente prima di trapassare,tutti però in virtù della sua fama avevano paura e si guardavano bene dal toccarla:
"Mi raccomando nessuno le dia la mano! Senz'alro sta cercando di trasmettere a qualcuno prima di morire il suo spirito di stregoneria.Lasciatela stare vediamo cosa accade"
I giorni passavano ed anche i mesi ma la vecchia non moriva In tutti lo sbigottimento ed anche la paura aumentavano,anche perchè la donna non beveva e non mangiava assolutamente niente e non si capiva come potesse vivere.Alla fine il prete decise di intervenire.Si fece accompagnare a casa dalla moribonda, che stava là stesa sul letto ormai uno scheletro ma con gli occhi sbarrati, accesi da una inquietante luce, ed il braccio teso .Il prete si fece dare una scopa e, reggendola da un capo la fece stringere alla vecchia dall'altra parte.La donna quasi
istantaneamente morì.Allora si accese il fuoco,ed il prete vi gettò la scopa che, tra lo stupore generale schizzò via dalla fiamme e gli tornò in mano.Così accadde anche al secondo tentativo.Infine quando il prete la gettò nel fuoco per la terza volta dalla scopa si sprigionò una fiamma bluastra ed in pochi attimi si consumò..
Questa è la storia della povera vecchia di Gorfigliano,la tipica storia,per le veglie garfagnine che la sua unica colpa era di essere brutta,magra ed alta..."
PAOLO MARZI
Quando calavano le ombre della sera,dopo il suono "dell'ordinotte" (n.d.r: suono della campana "a tocco" che avvisava dell'approssimarsi delle tenebre) le persone si riunivano per "andare a veglio" a trascorrere qualche ora insieme ai vicini.In cucine spesso annerite dal fumo,accostati al calore del camino si parlava della giornata trascorsa ,degli ultimi avvenimenti importanti,si sgranocchiava qualche noce,si mangiavano le mondine e si buttava giù qualche "bicchierotto".Via via che il vino "riscaldava" le parole,emergevano proprio le paure,racconti di fatti strani,esseri misteriosi che avvicinavano fra loro le sedie e che facevano affrettare il passo sulla via del ritorno per casa.Queste storie venivano raccontate da narratori molto abili che ti facevano vivere la storia come un film.Questa storia che vado a raccontare è una di quelle.Queste storie era spesso tratte da fatti perlopiù accaduti realmente,ma che poi l'immaginazione popolare ingrandiva ed arricchiva come era di abitudine.Il racconto è basato su un fatto veramente accaduto di presunta stregoneria, dove una donna di Gorfigliano nel 1643 fu accusata di tale maleficio,ma poi deceduta per cause naturali prima che si svolgesse il processo "per malefizi con sortilegio ereticale"e da qui in poi fu un fiorire di leggende e supposizioni che per secoli hanno appassionato le veglie di mezza Garfagnana,e infatti per i "vegliatori" i fatti si svolsero così: A Gorfigliano in fondo al paese,al "Calcinaio" viveva un tempo una vecchia che era ritenuta una strega.Già, perchè in tempi antichi se c'era una vecchia brutta alta e magra quella era una strega anche se non era.Comunque fosse vero o meno, si diceva che questa donna dava con molta facilità il malocchio,che andava alla processione degli streghi,e così via Quando giunse a morire inizio per la vecchia una lunghissima agonia, sembrava che spirasse da un momento all'altro,ma invece continuava a vivere,fissando con quegli occhi così strani la gente che le stava intorno.La vecchia cercava di stringere continuamente la mano a qualcuno dei presenti come se volesse salutare compiutamente prima di trapassare,tutti però in virtù della sua fama avevano paura e si guardavano bene dal toccarla:
"Mi raccomando nessuno le dia la mano! Senz'alro sta cercando di trasmettere a qualcuno prima di morire il suo spirito di stregoneria.Lasciatela stare vediamo cosa accade"
I giorni passavano ed anche i mesi ma la vecchia non moriva In tutti lo sbigottimento ed anche la paura aumentavano,anche perchè la donna non beveva e non mangiava assolutamente niente e non si capiva come potesse vivere.Alla fine il prete decise di intervenire.Si fece accompagnare a casa dalla moribonda, che stava là stesa sul letto ormai uno scheletro ma con gli occhi sbarrati, accesi da una inquietante luce, ed il braccio teso .Il prete si fece dare una scopa e, reggendola da un capo la fece stringere alla vecchia dall'altra parte.La donna quasi
istantaneamente morì.Allora si accese il fuoco,ed il prete vi gettò la scopa che, tra lo stupore generale schizzò via dalla fiamme e gli tornò in mano.Così accadde anche al secondo tentativo.Infine quando il prete la gettò nel fuoco per la terza volta dalla scopa si sprigionò una fiamma bluastra ed in pochi attimi si consumò..
Questa è la storia della povera vecchia di Gorfigliano,la tipica storia,per le veglie garfagnine che la sua unica colpa era di essere brutta,magra ed alta..."
PAOLO MARZI
Natalecci, diamo i numeri...
Finalmente si entra nel vivo di questa tradizione, anche se, per dovere di cronaca, è più di due settimane che i natalecciai si spaccano la schiena arrampicati su per qualche dirupo, selva, bosco, a recuperare materiale per costruire la loro opera. Che si sia entrati nel punto caldo di questa stagione ne abbiamo prova delle piccole, simpatiche, naturali scaramucce che iniziano a intravedersi anche sui social network. Alla diatriba tra rioni in piazza, nei bar, in qualsiasi luogo nel nostro Gorfigliano, si aggiunge la piattaforma "sociale" di internet; dal nostro punto di vista un modo in più per far conoscere che cosa siano davvero i Natalecci, ovvero, non solamente costruzioni monumentali, perfette e uniche nella loro forma e nel loro genere, ma una vera e propria battaglia tra i vari schieramenti. Incrociando le dita, sperando che altri rioni storici decidano di affrontare questa stagione nataleccistica, ad oggi possiamo costatare che ad innalzare la propria tempia siano Culiceto, F'nalo e Bagno. Da subito, facendo un giro tra le varie compagini, chiedendo informazioni ai propri militanti, ci siamo resi ben presto conto che questa edizione sarà davvero esemplare; sembra che l'intenzione sia quella di tornare "ai vecchi tempi", con opere mastodontiche. Naturalmente non ci serviva la misura esatta, suggerita da qualche natalecciaio, per poterci rendere conto di tutto ciò; un gorfiglianese riesce a calcolare le proporzioni delle tempie osservandole dal paese, ma abbiamo voluto essere precisi. Sorprendente -che poi tanto insolita non è, considerando che quel rione in passato abbia dato vita ad opere grandiose minacciando addirittura la legge della fisica- la tempia issata dal rione del Bagno: dritta, vertiginosa, lucente, riesce a sventolare il suo pennacchio ad un'altezza di 18 metri. Sono 12 i metri sfoggiati dai ragazzi di F'nalo; 12 metri di fatica, sudore e orgoglio, che riusciranno a renderli, anche in questa edizione, protagonisti indiscussi tra i "grandi". E poi ci sono Loro, quei "pazzi" di Culiceto, sì perché da "millenni" costruire un Nataleccio lassù, sopra al Monte Calamaio che sovrasta l'intero paese, bisogna essere dei "pazzi" a cui niente può far paura, che esibiscono una tempia dallo sfondo azzurro cielo di 12 metri. Non c'è che dire, anche quest'anno ne vedremo delle belle, "l'inizio" promette bene...
Rione Bagno 18 Metri
F'nalo 12 Metri
Culiceto 12 Metri
DAI NOVELLI!!! Ad oggi situazione dei Natalecci a Gorfigliano e fuori dai suoi confini
La stagione nataleccistica 2014 è entrata nel vivo, lo si può notare con quanto orgoglio e soddisfazione gli appartenenti ai vari rioni pubblichino sui social network filmati e fotografie che li ritraggono come eroi arrampicati su per i boschi ad accaparrarsi materiale per costruire la loro opera. Ad oggi sono tre i rioni che con certezza parteciperanno alla nuova stagione: culiceti, bagnaioli e f'naleisi. A più di 20 giorni dallo spettacolare evento non giungono notizie dal versante Novelli. Uno dei rioni che mi sta più a cuore, vuoi perché Amilcare Pilli è un mio grandissimo amico, così come Mirco, Riccardo e Mario, per non parlare poi di Ivano Canini, oppure di Augusto Paladini (quest'ultimo un bravissimo ragazzo, ma in termini di conoscenza calcistica è da considerarsi un "testone". E poi perché ogni volta che ci incontriamo dovrebbe chiamarmi "Ignazio" alimentando in me un'ira incontrollabile? Naturalmente tutto ciò è scritto con ironia, Augusto è un grandissimo amico con cui ho potuto trascorrere momenti felici della mia gioventù). Il mio auspicio è che il rione dei Novelli possa realizzare la propria opera; è un punto saldo di questa tradizione! Quale è il gorfiglianese che in periodo pre-natalizio, transitando nei pressi del cimitero, non "butta" lo sguardo per osservare i progressi di quel rione?
Non sono a conoscenza della situazione nel versante "vruchese", - per chi non conosce la zona, mi riferisco ai ragazzi di Verrucolette, una frazione di Gorfigliano- ma siamo certi che a Gramolazzo e a Agliano la costruzione dei Natalecci procede con un ritmo incalzante.
Vi domanderete: "Ma come, i Natalecci non sono una tradizione di Gorfigliano? E allora perché ci parli di Verrucolette, Agliano e Gramolazzo?"
Sì, la tradizione è gorfiglianese, nonostante un debole tentativo da parte dei "gramolazzini" di accaparrarsi il merito della nascita di questo evento millenario, ma è anche vero per onor di cronaca che il Nataleccio, seppur in proporzioni, tecnica, spettacolarità, carisma, competizione, sudore, in misura minore viene realizzato anche nei paesi sopra citati.
Davvero simpatico come noi gorfiglianesi definiamo i Natalecci costruiti nei paesi circostanti, proprio per palesare l'enorme differenza che ci contraddistingue dalle opere dei natalecciai "rivali"; un simpatico modo di estremo campanilismo: quello di Verrucolette lo chiamiamo "Vrucaleccio", tra l'altro questo storico "rione" è famoso per il suo canto inneggiante al Nataleccio, non "Eh! Eh! Eh l' Nataleeeeiiicciiiiooooooo", ma "Evviva il Falò!" Lascio a voi pensare gli sfottò che si possano creare solamente sul semplice modo di inneggiare alla propria opera. Il Nataleccio di Gramolazzo viene definito "Gramolazzeccio", così come quello di Agliano "Aglianeccio".
Con tutto ciò non voglio assolutamente creare polemiche, tutt'altro, sono ammirevoli i ragazzi che riescono a dar vita alle proprie opere fuori dai confini gorfiglianesi, dove questa tradizione, per forza di cose, è vissuta in maniera diversa, lontano dalle diatribe rionali, lontano da un "marchio" che in ogni gorfiglianese viene impresso alla propria nascita.
VIVA I NATALECCI! VIVA GORFIGLIANO!!!
Non sono a conoscenza della situazione nel versante "vruchese", - per chi non conosce la zona, mi riferisco ai ragazzi di Verrucolette, una frazione di Gorfigliano- ma siamo certi che a Gramolazzo e a Agliano la costruzione dei Natalecci procede con un ritmo incalzante.
Vi domanderete: "Ma come, i Natalecci non sono una tradizione di Gorfigliano? E allora perché ci parli di Verrucolette, Agliano e Gramolazzo?"
Sì, la tradizione è gorfiglianese, nonostante un debole tentativo da parte dei "gramolazzini" di accaparrarsi il merito della nascita di questo evento millenario, ma è anche vero per onor di cronaca che il Nataleccio, seppur in proporzioni, tecnica, spettacolarità, carisma, competizione, sudore, in misura minore viene realizzato anche nei paesi sopra citati.
Davvero simpatico come noi gorfiglianesi definiamo i Natalecci costruiti nei paesi circostanti, proprio per palesare l'enorme differenza che ci contraddistingue dalle opere dei natalecciai "rivali"; un simpatico modo di estremo campanilismo: quello di Verrucolette lo chiamiamo "Vrucaleccio", tra l'altro questo storico "rione" è famoso per il suo canto inneggiante al Nataleccio, non "Eh! Eh! Eh l' Nataleeeeiiicciiiiooooooo", ma "Evviva il Falò!" Lascio a voi pensare gli sfottò che si possano creare solamente sul semplice modo di inneggiare alla propria opera. Il Nataleccio di Gramolazzo viene definito "Gramolazzeccio", così come quello di Agliano "Aglianeccio".
Con tutto ciò non voglio assolutamente creare polemiche, tutt'altro, sono ammirevoli i ragazzi che riescono a dar vita alle proprie opere fuori dai confini gorfiglianesi, dove questa tradizione, per forza di cose, è vissuta in maniera diversa, lontano dalle diatribe rionali, lontano da un "marchio" che in ogni gorfiglianese viene impresso alla propria nascita.
VIVA I NATALECCI! VIVA GORFIGLIANO!!!
Rione Culiceto, partita la stagione. Un po' di amarcord...
Davvero insolito ed ammirevole quello che hanno fatto alcuni ragazzi appartenenti al rione del Culiceto in questo penultimo fine settimana di Novembre: sono riusciti a dare il via alla loro stagione nataleccistica in largo anticipo. Perché insolito? Perché noi culiceti, storicamente, non abbiamo mai avuto la propensione nel cominciare la nostra opera in largo anticipo, tutt'altro. Ricordo ancora, negli anni '80, forse nel 1986 o '87, a una settimana dal 24 Dicembre, sulla Calamaia tutto era fermo, la vecchia tempia era ancora lì, ritta e sorretta dai tiranti arrugginiti dell'anno precedente (anche questo fatto insolito). Fu così, che i "Tre Vecchi", non riuscirono a darsi una spiegazione a tutto ciò: come era possibile che i loro ragazzi quell'anno non avessero ancora percorso la strada che conduceva su al Nataleccio? Armati di buona volontà, delusione, rabbia, perché loro il Nataleccio nell'arco della loro vita lo avevano sempre visto arrampicato lassù su quello sperone di roccia che domina il paese, diedero il via a quella stagione. Dimenticavo, i "Tre Vecchi" erano "Chiodò", "Gioacchìn" e il "Giuglio del Tecchioun". Quel gesto riuscì ad umiliarci, come era possibile che noi giovani, quelli che stavano ereditando un "mestiere" da portare avanti negli anni avessimo potuto mandare in avanscoperta i "nostri vecchi"? Ci fu una reazione generale di tutto il rione, non credevo ai miei occhi: persone che non avevano mai messo piede sopra a quel pezzo di roccia si davano da fare all'impazzata per riuscir a terminare non solo il Nataleccio, ma volevano proseguirne la sua storia. Del resto bisogna ammetterlo, sono certo che tutto ciò verrà condiviso anche da bagnaioli, f'nalesi, dai ragazzi dei Novelli, e da qualsiasi altro natalecciaio: non è Nataleccio se non c'è il Nataleccio. Per Nataleccio mi riferisco indubbiamente a quello costruito sopra la Calamaia (il monte porta il nome Calamaio, ma noi lo chiamiamo Calamaia), tant'è che gli sia stata intitolata una via: "Via del Nataleccio". Quella via, la percorrevo da piccolo insieme al "mì" Ciona e al "mì"Scilla, quando a sei anni mia mamma mi mandava al Nataleccio solamente accompagnato dai miei cugini che potevano tenermi sott'occhio. Mi sentivo un eroe, salutavo orgoglioso al mio passaggio la mia nonna Fiò, e l'Ottavian; per me andare al Nataleccio accompagnato da uno dei miei cugini significava esser grande, essere parte integrante di quel meraviglioso gruppo che con i propri canti inneggianti al Nataleccio facevano rimbombare le loro voci in tutta la valle gorfiglianese. Sì, ero uno di loro! Ricordi che mi fanno ancor oggi emozionare, dove nelle immagini che mi scorrono davanti posso ricordare i VERI PIONIERI di quel rione: la famiglia Tersitti al completo, Carlo e Francesco Ferri, Clemente Casotti, il "mì" Silverio, il Casali, l'Oliviero, l'Ugo della Grazia, naturalmente i "Tre Vecchi" e i miei due cugini Cristiano e Pietro. Dimenticavo, in quegli anni il tessitore era Angelo Casotti. Sì, è vero, mi sono fatto prendere un po' troppo dai ricordi e la mia penna sembra non arrestarsi più, ne avrei un milione di righe da scrivere su quello che era il NOSTRO Nataleccio, ma qui stiamo dando una notizia e non si può, bisogna rientrare nei ranghi. Come dicevo, i ragazzi di Culiceto, sono riusciti a dar il via a questa stagione nataleccistica, consapevoli del duro lavoro che li attende: perché fare il Nataleccio a Culiceto significa fare le cariche (grandi fasci di vegetali legati assieme) da caricarsi sulle spalle per portarle fin su, in cima alla Calamaia. Voglio indubbiamente, consapevole di che cosa significhi costruire il Nataleccio lassù, fare il mio più grosso in bocca al lupo a questi ragazzi, che oltre ad avere un appuntamento con il 24 Dicembre, dove le fiamme decreteranno l'andamento di tutta la stagione, dovranno essere consci di avere un appuntamento ancora più importante: quello con la storia!
Antonio Pancetti, eletto portavoce del rione Bagno, ci racconta il suo Nataleccio
Dopo l'intervista a Ferri Marcello, "Gladiatore" del rione Culiceto, apparsa su Gorfigliano News, è giunto il momento di approfondire la questione Nataleiccio anche dal versante bagnaiolo. Diversi tuoi compagni di rione hanno indicato in te il loro portavoce: che cosa significa avere questo tipo di fiducia?
La fiducia che i miei compagni ripongono nei miei riguardi non può altro che rendermi fiero e orgoglioso dell' impegno che metto in questa passione.
Chi è Antonio? Quali interessi ha?
Sono Antonio Pancetti, ho 26 anni,vivo a Gorfigliano. I miei interessi sono molteplici spaziano dagli sport(calcio,pesca,sci,corsa) alle associazioni e tradizioni paesane;sento in modo particolare il nataleccio!
Il Bagno è indiscutibilmente riconosciuto come rione specializzato in opere grandiose, sia dal punto di vista di proporzioni, sia come tessitura (perfetta ogni anno); che cos'è che vi porta alla ricerca sempre più minuziosa di questa perfezione?
Forse la risposta sta nel fatto che siamo cresciuti assieme al Nataleccio. Fin da piccoli abbiamo partecipato alla costruzione; siamo le stesse persone che hanno lavorato insieme con tanta passione e soprattutto guidati dall' insegnamento dei più esperti che sono riusciti a tramandarci non solo il modo di fare bene il Nataleccio ma spronandoci a farlo sempre meglio.
Credi che la vostra posizione, raggiungibile con mezzi a motore che possono alleggerire indiscutibilmente il carico di lavoro, sia una chiave di volta per le vostre impeccabili opere?
La posizione certamente ci aiuta anche se lo sforzo è comunque imponente, perché è vero che siamo avvantaggiati per l' utilizzo di mezzi di trasporto, ma questo avviene solo per metà tragitto,l' altra meta viene effettuata a mano!
Ricordo, quando ero un ragazzo, e anche io partecipavo alla costruzione del Nataleiccio, i bagnaioli spostavano la loro base costruttiva ogni anno; per capirci meglio, non avevano una postazione fissa. Da diversi anni, si può parlare a questo punto di decenni, il Ceregiolo è diventata la base ufficiale del Bagno. Credi che questa sarà la sede definitiva, oppure, in futuro, cercherete nuove location?
Io penso e spero che la posizione resti sempre quella attuale!!
La forza del Bagno viene indiscutibilmente dalla storia che ha avuto il processo nataleccistico in quella determinata zona del paese. Non si può non parlare dell'unione che questo importante rione ha avuto nel corso degli anni, dove lo scioglimento del rione "Grotta" è riuscito a "reclutare" nuove forze importanti. Sarà, ma io, da buon nostalgico, preferivo quando i grottaioli illuminavano la notte del 24 dicembre dal loro rione, la pensi così anche tu?
Sì, la penso così anch'io, perché la sera del 24 si vedrebbe un Nataleccio in più bruciare.
Chi la fa da padrone in questo strepitoso evento che accompagna i gorfiglianesi sin dalla notte dei tempi, unico nel suo genere, sono i rioni di Culiceto e Bagno, questo è inconfutabile, mi chiedo però: come è possibile che l'impegno dei ragazzi di F'nalo o dei Novelli non abbia lo stesso tipo d'attenzione?
Non la vedo così! Penso che siamo tutti alla pari perché l' impegno, la fatica, la passione, è la solita x tutti i rioni.
C'è anche da dire che l'attenzione verso questa tradizione trova gran parte del suo perché nella diatriba tra Culiceto e Bagno. Credi che se questa "competizione", giocata talvolta anche su veri e propri litigi, si affievolisse, come conseguenza verrebbe meno un interesse sia nella costruzione che nell'interesse generale della tradizione?
Secondo me la tradizione si porterebbe avanti lo stesso,verrebbe a mancare quello spirito combattivo di vedere realizzato al meglio il proprio lavoro!
La "marcia" verso la piazza della chiesa del 24 dicembre, a bruciatura ultimata, dove i diversi rioni si riuniscono, riesce a trasformare la fatica di mesi di lavoro in adrenalina, dove il clima che si respira diventa teso, tagliente, pungente. Che cosa si prova in quel preciso momento?
Una forte, vera, unica, emozione
Che cosa ti senti di dire ai "nemici" culiceti?
Intanto che non sono nemici, e allo stesso tempo mi sento di dire che ce la metteremo tutta per fare del nostro meglio.
Vorrei inoltre dedicare ai miei amici di Culiceto il solito coro che li rispecchia: "Somari siete,somari resterete"
Ti ringraziamo per la tua disponibilità invitandoti a fare un saluto a tutti i gorfiglianesi.
Un saluto a tutti i Gorfiglianesi,vi aspetto tutti il 24 puntuali!!
La fiducia che i miei compagni ripongono nei miei riguardi non può altro che rendermi fiero e orgoglioso dell' impegno che metto in questa passione.
Chi è Antonio? Quali interessi ha?
Sono Antonio Pancetti, ho 26 anni,vivo a Gorfigliano. I miei interessi sono molteplici spaziano dagli sport(calcio,pesca,sci,corsa) alle associazioni e tradizioni paesane;sento in modo particolare il nataleccio!
Il Bagno è indiscutibilmente riconosciuto come rione specializzato in opere grandiose, sia dal punto di vista di proporzioni, sia come tessitura (perfetta ogni anno); che cos'è che vi porta alla ricerca sempre più minuziosa di questa perfezione?
Forse la risposta sta nel fatto che siamo cresciuti assieme al Nataleccio. Fin da piccoli abbiamo partecipato alla costruzione; siamo le stesse persone che hanno lavorato insieme con tanta passione e soprattutto guidati dall' insegnamento dei più esperti che sono riusciti a tramandarci non solo il modo di fare bene il Nataleccio ma spronandoci a farlo sempre meglio.
Credi che la vostra posizione, raggiungibile con mezzi a motore che possono alleggerire indiscutibilmente il carico di lavoro, sia una chiave di volta per le vostre impeccabili opere?
La posizione certamente ci aiuta anche se lo sforzo è comunque imponente, perché è vero che siamo avvantaggiati per l' utilizzo di mezzi di trasporto, ma questo avviene solo per metà tragitto,l' altra meta viene effettuata a mano!
Ricordo, quando ero un ragazzo, e anche io partecipavo alla costruzione del Nataleiccio, i bagnaioli spostavano la loro base costruttiva ogni anno; per capirci meglio, non avevano una postazione fissa. Da diversi anni, si può parlare a questo punto di decenni, il Ceregiolo è diventata la base ufficiale del Bagno. Credi che questa sarà la sede definitiva, oppure, in futuro, cercherete nuove location?
Io penso e spero che la posizione resti sempre quella attuale!!
La forza del Bagno viene indiscutibilmente dalla storia che ha avuto il processo nataleccistico in quella determinata zona del paese. Non si può non parlare dell'unione che questo importante rione ha avuto nel corso degli anni, dove lo scioglimento del rione "Grotta" è riuscito a "reclutare" nuove forze importanti. Sarà, ma io, da buon nostalgico, preferivo quando i grottaioli illuminavano la notte del 24 dicembre dal loro rione, la pensi così anche tu?
Sì, la penso così anch'io, perché la sera del 24 si vedrebbe un Nataleccio in più bruciare.
Chi la fa da padrone in questo strepitoso evento che accompagna i gorfiglianesi sin dalla notte dei tempi, unico nel suo genere, sono i rioni di Culiceto e Bagno, questo è inconfutabile, mi chiedo però: come è possibile che l'impegno dei ragazzi di F'nalo o dei Novelli non abbia lo stesso tipo d'attenzione?
Non la vedo così! Penso che siamo tutti alla pari perché l' impegno, la fatica, la passione, è la solita x tutti i rioni.
C'è anche da dire che l'attenzione verso questa tradizione trova gran parte del suo perché nella diatriba tra Culiceto e Bagno. Credi che se questa "competizione", giocata talvolta anche su veri e propri litigi, si affievolisse, come conseguenza verrebbe meno un interesse sia nella costruzione che nell'interesse generale della tradizione?
Secondo me la tradizione si porterebbe avanti lo stesso,verrebbe a mancare quello spirito combattivo di vedere realizzato al meglio il proprio lavoro!
La "marcia" verso la piazza della chiesa del 24 dicembre, a bruciatura ultimata, dove i diversi rioni si riuniscono, riesce a trasformare la fatica di mesi di lavoro in adrenalina, dove il clima che si respira diventa teso, tagliente, pungente. Che cosa si prova in quel preciso momento?
Una forte, vera, unica, emozione
Che cosa ti senti di dire ai "nemici" culiceti?
Intanto che non sono nemici, e allo stesso tempo mi sento di dire che ce la metteremo tutta per fare del nostro meglio.
Vorrei inoltre dedicare ai miei amici di Culiceto il solito coro che li rispecchia: "Somari siete,somari resterete"
Ti ringraziamo per la tua disponibilità invitandoti a fare un saluto a tutti i gorfiglianesi.
Un saluto a tutti i Gorfiglianesi,vi aspetto tutti il 24 puntuali!!
Rione Bagno, una nuova stagione.
La stagione nataleccistica bagnaiola è decollata. Ai piedi del monte Pizzo d'Uccello, ieri, 22 Novembre, alcuni degli appartenenti al rione del Bagno hanno avviato la pulizia del sottobosco che riuscirà a procurargli il materiale per costruire la loro opera. La compagine bagnaiola, vuoi per la loro posizione strategica, vuoi per una loro predisposizione, è riconosciuta per il modo di costruire il Nataleccio: opere gigantesche che nel 99% dei casi sfiorano la perfezione assoluta. La forza di questo rione si basa su una solidità granitica del gruppo; ci vengono alla mente diversi ragazzi che hanno fatto la storia di questo Nataleccio: Erminio, Edoardo, Donatello, "Nicciolina", Francesco, Marico, Vittorio, Cristian, Giovanni, Roberto, Segò, Giuseppe, Antonio, Cesare e molti molti altri.
Storica è la diatriba che questo rione porta avanti da decenni contro i culiceti; un derby paesano se possiamo definirlo in termini calcistici. Un derby che indubbiamente riesce a consegnare a questa tradizione millenaria un particolare interesse, sì, perché, oltre allo spettacolo indiscusso che i Natalecci possono offrire nella loro magnificenza, la "lotta" tra Bagno e Culiceto aggiunge quel qualcosa in più a uno spettacolo già di per sé fantastico. Che edizione nataleccistica sarebbe se bagnaioli e culiceti, a combustione esaurita delle loro opere, non si incontrassero nella piazza dinanzi la chiesa per dar vita a scaramucce? Non vogliamo nemmeno immaginarlo... Facciamo il nostro più grande in bocca al lupo a questo straordinario rione, invitandoli a sorprenderci con una nuova opera perfetta e gigantesca.
Natalecci, come ti riscaldano Gorfigliano
Che cosa sono i Natalecci? Grandiose costruzioni vegetali arrampicate sui rilievi che circondano il paese, questi sono i Natalecci, dove alla loro vista qualsiasi "forastero" può solamente chiedersi: "Come hanno fatto?". E' un processo molto lungo e faticoso la costruzione del Nataleccio, dove i giovani e qualche meno giovane affrontano questo duro impegno che si protrae per più di un mese. Tecnicamente cos'è? Il suo scheletro è un palo dalla lunghezza smisurata e dal consistente diametro, chiamato in gergo "Tempia", issato a mano e in piombo perfetto per mezzo di tecniche sperimentate nell'arco degli anni. Serve una considerevole presenza di mano d'opera per poter realizzare questa operazione, ed è per questo che la mattina dell' 8 dicembre gli appartenenti ad ogni rione si recano sul proprio posto per dare una mano. La tempia risulta fondamentale per la tenuta dell'intera opera, pertanto la selezione del legno e le sue dimensioni vengono scelte capillarmente con attenzione. Sì, perché è questa che deve sorreggere l'intera struttura. Attraverso una lunga pulizia del sottobosco, i natalecciai procurano tutto quel materiale che verrà collocato, intrecciato e legato con maestria attorno alla tempia, dandogli così la forma di un mastodontico cilindro. Non è per niente facile dare la forma di un perfetto cilindro con i materiali a disposizione, e appunto per questo, alcuni si sono specializzati nel "mestiere" di tessitori. I tessitori, sono coloro i quali attraverso materiale vegetale dalla forma indefinita, creano queste opere d'arte. Ogni rione ha la sua postazione dove creare la propria opera, solitamente sopra le alture sovrastanti la loro zona. Come abbiamo potuto notare, esiste un duro e lungo lavoro dietro a queste opere ed è solamente il 24 dicembre che il tutto trova una sua spiegazione. L'intera giornata della vigilia del Natale viene svolta totalmente all'insegna della festa, dove il pranzo viene allestito sul posto, nella natura incontaminata. E' quando comincia a calare il tramonto che l'euforia dell'intero pomeriggio si trasforma in adrenalina, sì, perché allo scampanare del campanile gli enormi cilindri dovranno andare a fuoco. Le fiamme si alzano alte al cielo illuminando di rosso lo sfondo paesano. Davvero spettacolare questa tradizione nata nella notte dei tempi, dove i rioni, avvenuta la quasi totale combustione delle proprie opere, si ritrovano nel centro del paese per schernirsi, punzecchiarsi, e talvolta scendere a veri e propri litigi, che riescono però immediatamente ad affievolirsi il giorno seguente.
LA TRADIZIONE PIU' BELLA DEL MONDO!
Rione dei Novelli
Rione F'nalo
Rione del Bagno
Rione Culiceto
Inaugurato il nuovo campo base del rione F'nalo
Non sono state certamente le pessime condizioni meteorologiche a fermare i ragazzi del rione F'nalo al debutto stagionale nella costruzione della loro opera. Sì, perché è così; non si può mancare alla "Prima" stagionale, sarebbe come dire di non presentarsi all'appuntamento con una bellissima donna. Come ogni anno, lontano da qualsiasi competizione, da ogni diatriba, da discorsi da Bar, la compagine del C'reitolo e Rì, sotto la guida attenta dei veterani Orsi Mauro, Lino Paladini e Giovanni Orsi, che guideranno una delle più simpatiche squadre nataleccistiche gorfiglianesi, si sono ritrovati per varare l'anno "nataleccistico" . Un modo, il loro, di costruire il Nataleiccio socializzando, fare gruppo, divertirsi, con l'unico scopo di illuminare il loro rione nella notte del 24 dicembre solamente per poter dire: "Ci siamo anche noi!". Ed è così, che alla loro Prima stagionale, quei fantastici ragazzi, hanno deciso di inaugurare il loro nuovissimo campo base, dove riusciranno a trovare riparo dalle intemperie, dove potranno accomodarsi ad un tavolo per pranzare, dove riusciranno a rafforzare una volta di più un gruppo già di per sé solidissimo. Non ci resta che augurare a quei simpatici ragazzi un buon lavoro e tanto, tanto divertimento!
Intervista con il tessitore Culiceto: Marcello Ferri
Breve intervista con Marcello Ferri, uno dei massimi esponenti dei natalecciai di Culiceto, nonché il tessitore ufficiale. Essere tessitore vuol dire dar vita, forma, anima, al Nataleccio. Vuol dire intrecciare con maestria materiale vegetale del sottobosco riuscendo a costruire un perfetto cilindro di dimensioni abnormi. Con la promessa di Marcello, di fornirci al più presto una sua poesia da inserire nell'iniziativa "Scrivi qualcosa su Gorfigliano", vi lascio a questa lettura.
In primo piano Marcello Ferri, alle sue spalle Marcello Vanni e Tersitti Marco (a destra)
Chi è Marcello? Quali interessi ha? che tipo di musica ascolta?
Sono Marcello Ferri, ho 51 anni, faccio il cavatore da quando ne avevo 17, e continuo a farlo ancora con passione.
I miei interessi sono vari e spaziano dallo sport alla cultura e alla musica.
La musica mi piace in generale, ascolto, o per meglio dire, ho tutti i vecchi LP ed i nuovi CD di Francesco Guccini.
In questa intervista voglio riuscire a spaziare il più possibile nel personaggio Marcello, considerando che tu abbia moltissime passioni e che fai parte di svariate associazioni paesane. So per certo che ami scrivere poesie, tra l'altro molte di queste le conservo gelosamente. Sì, perché quando la mia Inter perdeva, tu ti presentavi nel mio Bar e ne appendevi una sopra lo specchio, sotto gli occhi di tutti i clienti, creando così un modo per farmi deridere nell'arco di tutta la settimana. Da che cosa nasce questa tua passione per la poesia?
La mia passione per la poesia non so spiegare come è nata, so solo che ogni tanto sento il bisogno di scrivere, così sono più rilassato.
Passiamo adesso al tuo ammirevole impegno nelle associazioni paesane. Se non sbaglio partecipi all'importantissimo volontariato della Misericordia e dei Donatori di Sangue: che cosa significa per te fare volontariato?
Fare volontariato è donare un po' del proprio tempo al bisogno di chi purtroppo è in una spiacevole situazione.
Sei anche conosciuto per la tua enorme passione al Nataleccio. Un impegno che si ripete ogni anno, e dove non perdi mai occasione di partecipare. Che cosa è cambiato nell'arco degli anni nella costruzione dei natalecci?
Penso che non sia cambiato gran che nell'ambito dei Natalecci, c'è ancora come tanti anni fa quando ho cominciato, la grande passione e l'agonismo che lo caratterizza.
Sei il tessitore di un importante rione, quello del Culiceto, un incarico non da poco. La posizione del Nataleccio è favorevole da un punto di vista strategico, ma assolutamente sfavorevole per la sua costruzione, considerando che si possa osservare da qualsiasi angolazione, pertanto bisogna fare estrema attenzione nel costruirlo su qualsiasi fronte e non farlo risultare perfetto solamente "faccia vista". Credi che questo riesca a penalizzare il lavoro di un tessitore?
Penso che la posizione del Nataleccio di Culiceto sia la migliore, e non credo che possa penalizzare il lavoro del tessitore, perchè anzi è uno stimolo in più per fare un ottimo lavoro e credo che tutti i tessitori ci invidiano, perché non possono misurarsi in questo.
E' risaputo, il tuo Nataleccio è posizionato sopra un colle dove l'accesso è possibile solamente a piedi, un' immane fatica per te e tutti gli altri riuscir ogni anno a costruire un'opera che sovrasta il paese. Non credi però che questo sia frutto di soddisfazione e riesca a mantenere ben salde le radici di questa tradizione dove trattori o altri mezzi a motore non venivano utilizzati?
La nostra posizione è anche scomoda, lontano da strade percorribili con i mezzi a motore, quindi la fatica per la costruzione è tanto di più che in altre zone, ma è senz'altro anche più stimolante e appagante.
Hai trasmesso questa tua passione nataleccistica anche a tuo figlio Luciano, credi che anche lui voglia diventare un tessitore?
Se mio figlio un giorno seguirà le mie orme, non posso saperlo, spero di si, ma intanto lo vedo impegnato lassù a faticare con tutti gli altri.
Bagno-Culiceto, "acerrimi nemici" di questa bellissima tradizione, da un mio punto di vista, quando terminerà questo campanilismo terminerà anche l'interesse verso il Nataleccio, è anche per te così?
Non credo, perchè il Nataleccio non è solo la sfida Bagno-Culiceto, ma è il ritrovarsi insieme a fare qualcosa in cui il collettivo divide le fatiche, i meriti, e le sconfitte.
Che cosa vuoi dire ai tuoi "nemici" del Bagno?
Ai miei "Nemici" del Bagno voglio dire: "Non avete possibilità di superarci, lasciate perdere". Però voglio anche dirgli di continuare perché non c'è soddisfazione a vincere troppo facile.
Ti ringrazio Marcello per questa intervista, saluta i tuoi paesani gorfiglianesi.
Adesso un saluto a tutti i Gorfiglianesi. Orgoglioso d'ess'ro d'Gurfig'an mou e sempro.
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