Che cos'era "l'autodifesa" gorfiglianese


Fortunatamente adesso sembrerà strano di come veniva vissuta l'appartenenza al proprio paese alcuni decenni fa; una situazione che poteva essere inserita in un contesto medievale dove ogni "roccaforte" andava difesa con i denti. Situazioni irreali, ma che riuscivano a dare quel senso di legame viscerale con il proprio paese natio, dove tu, abitante, eri tutt'uno con gli altri tuoi paesani. Sì, in quel caso venivano messe in disparte le diatribe rionali, si veniva risucchiati in un unanime concetto di difesa del proprio territorio.
Vi chiederete: "Ma cosa dice questo qui?"

No, non sono impazzito, e tutto ciò non è assolutamente il frutto della mia mente; il difendere i propri confini era un vero e proprio modo di vivere il campanilismo paesano nella nostra terra.
La difesa delle "mura paesane" era un vero e proprio abdicare in favore della generazione successiva. Un passaggio del testimone che avveniva attraverso un processo naturale, dove con il raggiungimento della ragione tutto non aveva più senso, e allora, i "più grandi"  si facevano da parte raccontando casomai le proprie avventure nelle serate al Bar, evidenziando quanto era importante tenere alto il nome del tuo paese. Racconti, che dal mio punto di vista, casomai venivano arricchiti talvolta con qualche situazione vissuta nei film di Bruce Lee, ma quello che era chiaro in quei racconti è che tu e la tua generazione avevate un compito importante: era giunto il vostro turno.
Gorfiglianesi, piazzini, vaglini, castelnuovesi, gallicanesi, tutti avevano un proprio "reparto" di autodifesa. "L' Armata Gorfiglianese" era indubbiamente la più temuta, la più cinica, la più rispettata, tutto ciò dovuto al "gran lavoro" portato avanti dai predecessori, ed allora il compito era ancor più difficoltoso: non si poteva sbagliare. In quei tempi, a cavallo tra gli anni '80 e '90, Gorfigliano era impenetrabile, ogni tentativo di "invasione" veniva respinto repentinamente e senza grandi difficoltà. Ricordo che esisteva un patto di "non belligeranza" tra Vagli e Gorfigliano, nessuna delle 2 "Armate" in quel periodo tentò "l'invasione" in territorio nemico rispettando il patto fino in fondo. Tutto ciò non aveva alcun valore però in territorio neutro, ed è proprio lì che si scaturivano le più grandi battaglie tra le due storiche rivali: lo Skylab. Allo Skylab andò in scena la più grande "guerra" che coinvolse i gorfiglianesi della mia generazione: la "presa del palchetto".
Tutti ambivano alla conquista, e quando dico tutti intendo ogni "Armata" di qualsiasi paese garfagnino e della Mediavalle. Battaglie che si ripetevano ogni sabato sera, e dove alla fine videro i gorfiglianesi vittoriosi. Ecco, fu a questo punto che riuscimmo a guadagnarci il rispetto di tutti, sì anche quello dei nostri predecessori, quello più importante.
"Arrivano i gorfiglianesi!", dicevano in ogni luogo che andavamo, quasi con tono di disprezzo, di denigrazione, di odio profondo. Il tutto era dovuto alla totale incapacità degli altri di poter rispondere con le solite "armi" al nostro dominio assoluto; era vera e propria invidia! No, non eravamo attaccabrighe, mettevamo solamente in atto il nostro compito: l'autodifesa. Calamite, ecco che cosa eravamo, ovunque andassimo tutti volevano sfidarci, volevano indubbiamente passare alla storia come quelli che avevano sconfitto i gorfiglianesi: non è mai stato così, nessuno riuscì mai a spodestarci.
Sono trascorsi 25 anni da quel periodo, e fortunatamente tali situazioni non si verificano più. Sì fortunatamente, perché nel contesto attuale non avrebbe più alcun senso, non avrebbe più ragion di esistere. In quegli anni tutto era più amplificato; la nostra cultura ci inoltrava in questo percorso; i racconti ascoltati nelle sere invernali dal Maggini ci creavano ideologicamente come nuovi "soldati"; l'appartenenza al proprio paese era davvero da difendere come un ultras difende la propria curva. Insomma, erano momenti in cui ogni paese voleva prevalere sugli altri. Talvolta succede di rivedere i "nemici" dell'epoca e raccontarci nuovamente quei fatti, solitamente la frase che chiude i nostri ricordi è: " Certo eravamo davvero stupidi!".  

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