Pubblichiamo la lettera di risposta del Sindaco Poli a David Saisi, Primo Cittadino del comune di Gallicano, alla lettera inviata da quest'ultimo al Governatore della Toscana Rossi.
"Caro David,
come sai, una nostra comune (e cara) amica mi ha reso partecipe della Tua lettera a Rossi e, dopo averla letta, sento il bisogno di dirti un paio di cose, partendo da due considerazioni che fai Tu stesso e che, quindi, credo di poter dare per acquisite:
1) il PIT dovrebbe essere (sintetizzando) un grande strumento di valorizzazione, promozione, protezione e sviluppo sostenibile dell'intero territorio della Garfagnana e, in generale, della Toscana.
2) Gallicano è Comune che, pur essendo
all'interno del Parco delle Apuane, non è attinto dalla questione - cave, non avendo attività di escavazione, né relativo indotto.
Sotto il primo profilo, le cose che Tu scrivi, in ordine ai fini del Piano, sono perfettamente condivisibili (e, d'altronde, chi potrebbe non essere d'accordo, su affermazioni quali : "l'unica soluzione possibile che vediamo è l'utilizzazione, valorizzazione e potenziamento delle numerose risorse endemiche, ambientali, paesaggistiche storiche, antropologiche, che possono costituire la base per uno sviluppo non solo dell'industria ma soprattutto dell'agricoltura, della silvicultura, del turismo... uno sviluppo sostenibile a livello ambientale ed economico, ecc...."?!).
Non a caso, quello che Tu - come molti altri – definisci semplicemente Piano paesaggistico, in realtà non è un Piano paesaggistico, ma un Piano Integrato del Territorio, con valenza di piano paesaggistico.
La differenza non è solo terminologica, perché il nome scelto per lo strumento di pianificazione in questione dovrebbe indicare che il suo fine non è la sola tutela del paesaggio, intesa nella sua dimensione statica (che sarebbe riduttivo, rispetto agli ambiziosi obiettivi che si pone), ma un vero e proprio piano complessivo di gestione, implementazione e sviluppo sostenibile del territorio, nella sua dimensione dinamica, nel rispetto - ovviamente - della tutela dell'ambiente.
Il tutto, con la valenza (dal punto di vista normativo - amministrativo) di piano paesaggistico.
Ecco perché, ripeto, le affermazioni che Tu fai, nonostante l'erronea accentuazione (quanto meno nella definizione dello strumento) dei soli aspetti paesaggistici, sono in generale condivisibili.
Peccato, però, che quello che nella Tua lettera (mi perdonerai ancora) è solo una comprensibile approssimazione terminologica, nella proposta presentata dall’Assessore Marson rappresenta invece la cifra e il portato caratterizzante l’intera proposta: ingessamento del territorio nella sua dimensione statica, nessuno o pochissimi spunti e strumenti effettivi per la sua implementazione dinamica, ovvero, per il suo sviluppo sostenibile.
E il tutto, bada bene, soprattutto a scapito dei territori più deboli, come il mio e il Tuo.
A prescindere dal metodo utilizzato per la sua redazione (rispetto al quale continuo a denunciare la scarsissima interlocuzione con le Istituzioni locali, a fronte di un’impostazione dirigistica, accentratrice ed arrogante), il merito del Piano presentato dall’Assessore, a mio giudizio, tradisce il vero nome (e con esso i veri fini) del PIT.
Tant’è, che a seguito delle osservazioni pervenute, molti degli aspetti più incoerenti sono stati eliminati e la versione che si sta delineando, in esito alle molte scremature, alle modifiche ed agli emendamenti svolti, a più riprese ormai, da Giunta e Consiglio, appare effettivamente molto più equilibrata, coerente con i fini, proiettata verso una dimensione dinamica e propulsiva di quel prisma che è il territorio, anche visto attraverso la sua faccia estetica, ovvero, il paesaggio.
Miglioramenti che, però, non si registrano nello spicchio di PIT che descrive e disciplina l’attività di escavazione sulle Apuane, con specifico riferimento – si badi bene – non alle aree industriali di Massa e di Carrara (ovviamente, quelle, esteticamente e non solo, più impattanti), ma ai piccoli Comuni di Minucciano, Vagli, Stazzema e Serravezza, dati letteralmente in pasto ai propulsori di un ambientalismo radicale e domenicale.
Viene da pensare: una fetta di salame lanciata sugli occhi, magari per distogliere dalla scarsa incidenza del PIT sulle realtà effettivamente più grandi e più problematiche, ma anche più difficili da gestire politicamente.
Qui, nonostante l’impatto dell’escavazione sulle Apuane sia estremamente ridotto (pensa, David, meno del 3% del territorio del Parco, che come sai non tocca, se non in modo estremamente marginale, i bacini industriali di Massa e Carrara), la versione da ultimo proposta dall’Assessore Marson era ed è estremamente ed ingiustificatamente penalizzante.
Non entro negli aspetti squisitamente tecnici, che magari avrai anche approfondito, anche se non concernono il Tuo Comune, poiché parli della questione – cave con la sicurezza di chi ben conosce ogni aspetto della vicenda.
Ma io non posso fare a meno di denunciare con forza che il Piano, anche nella versione da ultimo proposta dalla Marson, decapiterebbe l’unico settore produttivo che resiste in loco, un settore che occupa, fra diretti ed indotto, un centinaio di persone; un settore in cui la stessa Regione, negli ultimi anni, ha investito molti milioni di euro e che sta crescendo in occupazione e ricchezza prodotta, nonostante la crisi.
Il tutto, ancora una volta, non solo in assenza di alcuna reale giustificazione in termini di emergenza ambientale, ma anche senza una effettiva e reale contropartita, in termini di opportunità di riconversione del territorio, di strategie di crescita alternativa, di soluzioni propulsive effettive.
Se vogliamo essere onesti con chi rappresentiamo, non possiamo far credere alla gente che le Apuane siano le Dolomiti, o che la Garfagnana sia la Val Padana: il turismo e l’agricoltura, da noi, saranno sempre settori che (certamente vanno implementati e potenziati al massimo, ma) non potranno mai – dico MAI – essere il volano di uno sviluppo complessivo dell’area, vero e duraturo.
Pena, caro David, proprio l’abbandono e il dissesto del territorio che Tu stesso denunci nella Tua al Presidente.
E pena la trasformazione di un territorio con grandi ed eterogenee potenzialità in una sorta di riserva indiana.
Io voglio che i miei cittadini possano scegliere se fare i cavatori o qualsiasi altro mestiere, senza che nessuno, da Firenze, Roma o altrove, gli imponga l’aut aut fra abbandonare la loro casa (e venire, magari, in Valle…) e fare i contadini o i pastori (nobilissimi mestieri, se d’elezione).
E qui arriviamo al secondo punto, David.
Ciascuno è ovviamente libero di dire la sua su tutto, ma io credo che chi rappresenta un’Istituzione e un territorio, dovrebbe essere cauto nell’esprimere giudizi così netti su questioni che riguardano – in modo così drammatico – esclusivamente altri territori.
Ti posso garantire che io ho molto a cuore il rispetto del paesaggio (in generale e soprattutto del territorio che amministro) e che la posizione che io porto avanti, come Sindaco del Comune di Minucciano, rappresenta la sintesi fra TUTTE le esigenze della popolazione del mio Comune, ivi comprese, e ben presenti, le istanze di necessaria tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Per questo, trovo estremamente ingiusto il Tuo intervento, posto che quello che Tu definisci maxi emendamento, rappresenta il faticoso frutto del lavoro di quattro Tuoi colleghi, di molte aziende, di tantissimi lavoratori e delle associazioni, insieme ai rappresentanti eletti in Regione, di raggiungere un equilibrio sufficiente, rispetto ad una situazione che, allo stato attuale, si presenta dannatamente grave (proprio per quelle realtà che, guarda caso, saranno chiamate a partecipare in modo quasi esclusivo alla spesa per la gestione del Parco delle Apuane e per le sue complessive attività, ivi comprese, ovviamente, quelle relative a territori su cui non si estrae il marmo).
Maxi emendamento che, peraltro, non determina alcun ritardo nell’adozione del Piano, che non comporta stravolgimenti o mutamenti di obiettivi e prospettive, che non tocca altri territori da quelli di coloro che, in modo civile e nelle sedi istituzionali, stanno portando avanti la loro battaglia.
Che non è la battaglia di industriali contro ecologisti, ma quella di interi territori e delle loro rappresentanze, unanimi, contro una gestione eteronoma del loro territorio in cui non si riconoscono.
Ecco perché, caro David, ciascun cittadino può dire, in quanto tale, la sua sulla vicenda, ma non trovo corretto che un Sindaco si ingerisca ufficialmente in una questione che in alcun modo tocca il territorio e la popolazione che amministra: non capisco quale possa e debba essere, sulla questione cave, la “voce appassionata e preoccupata” dei Sindaci che le cave non le hanno, quale la ragione che giustifichi il diritto di criticare, da Sindaco ma su questioni che non riguardano il proprio territorio, il comportamento dei propri colleghi.
Se la Tua lettera ha avuto la sua ragion d’essere in una questione di politica locale, sappi che lo hai fatto a scapito della vita presente e futura di molte famiglie; se lo hai fatto perché è effettivamente ciò che senti, mi permetto di dirTi che avresti dovuto farlo come David Saisi e non come Sindaco di Gallicano.
Non avrei condiviso il contenuto del Tuo pensiero, ma lo avrei profondamente rispettato.
Cordiali saluti e buon lavoro.
Nicola Poli
Sindaco del Comune di Minucciano "

Bravo Andrea, ben detto!!
RispondiEliminaNicola.... ovviamente ... lapsus.. scusate
RispondiEliminaE' veramente imbarazzante leggere questa lettera di Manzoniana memoria: lo stile alla azzeccagarbugli non lo rende facile. Per esprimere due concetti che qualunque massaia avrebbe esposto meglio si ricorre all'espediente del "Caro David" ti scrivo fatto con tanto di spionaggio dall'amica comune. I due sindaci sembrano i due capponi nelle mani di Renzo (leggi Rossi). Si beccano. Sono patetici. Sembrano dentro a una delle tante trasmissioni televisive che allontano la gente dalla politica. Il loro narcisismo viene prima della cosa pubblica.
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