Chiusura o no delle cave, chi ci rimetterà saranno sempre i cavatori (di Alessandro Ferri)

Cominciamo questo pezzo, evidenziando come punto centrale e come sfondo ad ogni parola a seguito scritta (compresa anche la punteggiatura), il diritto al lavoro dei cavatori
Ci si appresta, anzi ne siamo nel pieno del suo sviluppo, all'ennesima "battaglia" tra chi vuol mettere mano alla fine dello scempio delle Apuane, e chi, in netta contrapposizione vuol rendere libera l'escavazione al di sotto dei 1200 metri di altitudine. Premettiamo
, questa analisi che vi proporremo, non sarà assolutamente affrontata con ipocrisia e senza alcun scopo di voler tenere i piedi su due staffe, tutt'altro, dal nostro punto di vista cercheremo di affrontare il tutto con la massima sobrietà. La situazione sarebbe davvero più semplice se a non essere tirati in ballo fossero migliaia di lavoratori che compongono la filiera, ma purtroppo così non è.
Quello che è chiaro, e indiscutibilmente visibile agli occhi di tutti, è  che il disastro ambientale che si verifica sulle nostre montagne è qualcosa di oltraggioso, grave, irrimediabile. Non ci riferiamo solamente al "famoso dente" sul Passo della Focolaccia, ma basta percorrere la strada giù per il Passo del Vestito, o quella del Cipollaio, inoltrarsi dalle parti del Forno e delle Casette a Massa, oppure facendo una gita a Colonnata in quel di Carrara, per rendersi veramente conto a che cosa abbia portato un'escavazione selvaggia, priva di limiti, e senza fondamento di alcun criterio. No, non ci si può nascondere dietro un dito, la situazione è grave ed irrimediabile.
Analizzando le due fazioni opposte, ovvero i pro e i contro, si può notare quanto siano portate all'estremo le loro posizioni, fatto che non faciliterà in alcun modo una giusta soluzione al problema. Da un lato si chiede l'immediata chiusura delle cave, affermando che le risorse per offrire lavoro ai cavatori siano esistenti; dall'altro ci si indirizza verso una totale liberalizzazione che creerà indiscutibilmente un nuovo e più feroce attacco all'ambiente.
Una cosa è certa, l'immediata chiusura delle cave non potrà e non dovrà essere una soluzione; immaginiamoci che cosa comporterebbe una tale situazione: migliaia di famiglie si troverebbero prive di un sostentamento economico, sopratutto in un periodo di crisi economica come quello attuale che risulta essere addirittura più grave di quello del 1929. Dicono "loro" -i contro- "Le risorse sono esistenti! Bisogna tornare a coltivare i campi, ad allevare bestiame, inoltrarci in un percorso che faccia del turismo la nostra principale fonte di lavoro".
Vero! La soluzione può essere questa, anzi, dal nostro punto di vista è sicuramente l'unica via percorribile per un rilancio economico che crei occupazione e che riesca a rilanciare la nostra zona in un percorso economico brillante. E' altrettanto vero però, che il tutto resta pura utopia se questa via non verrà percorsa attraverso un processo di transizione. Per transizione ci riferiamo ad un impegno efficiente delle istituzioni che, una volta per tutte, si avviino in questo indirizzo. E' risaputo, questa volontà non esiste, e ne abbiamo avuto prova negli eventi degli ultimi giorni.
Rispondono gli altri -i pro- "Le cave non si chiudono! Le cave sono l'unico metodo di sostentamento per le famiglie! Non si escaverà al di sopra dei 1200 metri e le creste non verranno intaccate! Le cave sono storia della nostra comunità..."
"Sono storia...", dal nostro punto di vista non è certamente un gran vanto voler difendere una storia fatta di sfruttamento, di dominio padronale, di morte; quello che è chiaro ai nostri occhi è che si cerca di tutelare piuttosto la liberalizzazione a favore di chi si è arricchito sulle spalle dei "poveri" cavatori. No, non è un vanto sapere che dinanzi alla Casa Bianca o a Dubai siano presenti opere realizzate  con il marmo delle Apuane, quelle rocce stavano indubbiamente più a suo agio nelle proprie montagne. Per quanto riguarda il nuovo piano paesaggistico, il dire che non si effettueranno escavazioni al di sopra dei 1200 metri, volendo ipocritamente far intendere che l' estrazione sarà meno feroce e più controllata, è come dire che una massaia svogliata pulisca il pavimento nascondendo la sporcizia sotto il tappeto.
Come abbiamo potuto notare la situazione è tutt'altro che semplice, dove due differenti posizioni sono talmente opposte da far presagire che quel che ne verrà fuori sarà indiscutibilmente a discapito dei cavatori. La soluzione è esistente e per niente utopistica, basterebbe volerla attuare lasciando alle spalle, una volta per tutte, il potere anomalo dei padroni (ricordiamoci addirittura che uno di questi, dall'oggi al domani è riuscito a chiudere una galleria perché così gli andava di fare). Chi è che deve abbandonare questo stato di cose? Naturalmente le istituzioni, che dovranno andare in netta controtendenza all'operato sin ora adottato. Non una chiusura definitiva delle cave, ma l'apertura di cave, sotto controllo totale dei cavatori stessi, sostenute dal Comune di appartenenza in una fase, come abbiamo detto poc'anzi, di transizione.
Ci spieghiamo meglio: il percorso a cui ci riferiamo, è l'esatto opposto a quello attualmente utilizzato nei nostri bacini. Ricordate come abbiamo aperto questo pezzo? Ve lo ricordiamo: "Cominciamo questo pezzo, evidenziando come punto centrale e come sfondo ad ogni parola a seguito scritta (compresa anche la punteggiatura), il diritto al lavoro dei cavatori" , pertanto la nostra posizione è indiscutibilmente chiara. L'aprire delle cave con l'unico scopo di sviluppare occupazione, e dove i proventi vengano investiti per creare nuova occupazione, e non per il profitto di qualche padrone spietato, metterebbe incontrovertibilmente l'ambiente in condizione di non essere violentato, e dove i ritmi di lavoro sarebbero sicuramente più blandi riuscendo a dare dignità ai lavoratori. Vere e proprie cave che estraggano lo stretto necessario per far sì che il posto di lavoro dei cavatori venga mantenuto con un salario di tutto rispetto, e dove nel contempo le amministrazioni comunali si indirizzino verso il percorso proposto dai "contro". Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato la posizione del consigliere Tersitti, non vogliamo entrare nel dettaglio delle sue posizioni, evidentemente sono distanti anni luce dalle nostre, ma c'è un punto che ci ha trovato pienamente d'accordo con quanto sostenuto dal militante del PD: l'inefficienza e la non provata utilità del Parco delle Apuane. Ricordiamo che questo "carrozzone" venne presentato come rilancio economico, come futura occupazione per gli abitanti della zona, come "la fase di transizione" per la salvaguardia dell'ambiente; Purtroppo si è verificato l'esatto opposto (Sic!). Arrivati a questo punto abbandoniamo la nostra analisi, siamo consapevoli che ci stiamo dilungando un po' troppo, ed è indiscutibilmente, per noi, un successo se siete arrivati a leggere fin qui. La nostra proposta è sicuramente superficiale, andrebbe approfondita, ma non vogliamo certamente annoiarvi ulteriormente. Quel che è chiaro è che la soluzione c'è, è lì a portata di mano, basterebbe abbandonare la supremazia padronale e dirigersi una volta tanto verso il diritto dei lavoratori. I cavatori hanno subito abbastanza, le nostre montagne ne hanno subito abbastanza; il diritto al lavoro ne ha subito abbastanza! Questa è la storia che a noi piace ricordare.

P.S. Per qualsiasi approfondimento, per qualsiasi chiarificazione, noi siamo sempre qui. Inutile dire, che ogni posizione al riguardo da parte dell'amministrazione comunale, di qualsiasi cittadino, di qualsiasi partito politico, sarà pubblicata senza alcun tipo di epurazione.

FERRI ALESSANDRO

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