Come il "Sanin dal vin" arrivò a Gorfigliano (di M. A. Torre)

Nel 1915, quando scoppiò la prima guerra mondiale, "l' guera granda" come dicevano i nostri vecchi, i gorfiglianesi partirono come tutti gli italiani per difendere la Patria.
Ci furono purtroppo molte perdite anche fra i nostri compaesani, come testimonia il Monumento ai Caduti in Piazza Badarello. Fortunatamente qualcuno ce la fece a tornare, fra questi Salvatore detto "Salvin" e una sera, a me e ai miei cugini raccontò una "passata", noi credevamo fosse una favola, ma era invece una storia vera. Ci raccontò di quando si trovò con altri soldati a dovere passare da una sponda all'altra del fiume Isonzo con delle corde legate ai rami degli alberi, per andare a combattere dove era in corso una battaglia. Ma quando finirono le munizioni e non poterono più sparare, fuggirono, perché loro di "andare alla baionetta" cioè di combattere corpo a corpo non se la sentirono.
Per fuggire però, dovevano attraversare un ponte, minato per non far passare il nemico. Sapevano che sarebbe saltato da un minuto all'altro e corsero a perdifiato. Ormai lontani dal ponte continuarono a fuggire finché non incontrarono un gruppetto di soldati italiani che andavano verso il luogo di battaglia da dove loro erano fuggiti.
"Fermatevi -gli dissero- il ponte è minato, fermatevi o andrete incontro a morte certa!"
I soldati si fermarono e in quel preciso momento udirono un boato, il ponte era saltato. Insieme, rimasero per qualche giorno alla "macchia" erano di diverse regioni, fecero conoscenza ed uno disse: "Io mi chiamo Marinai sono di Pisa e faccio il vinaio".
Il Salvin rispose: "Io mi chiamo Orsi, sono di Lucca, ma di un paese che si chiama Gorfigliano che sta sotto al monte Pisanino".
Così, un pisano e un lucchese, si sentirono vicini di casa, per una volta buoni vicini. Passarono pochi giorni e si ricompattarono ognuno con la loro compagine e continuarono la guerra, non erano certo dei disertori. Venne il momento di salutarsi e il Marinai (Sanin) disse all'Orsi: "Se scampiamo alla guerra, ti vengo a trovare e ti porto una damigiana di vino per ringraziarti di aver salvato la vita a me e ai miei compagni".
Passò il tempo, la guerra finì, il Salvin tornò a casa e ogni tanto pensava: "Chissà se quelli là saranno tornati". Ma un giorno sentì fermarsi un "baroccio" davanti casa, uscì a vedere chi era, era Marinai (il Sanin). Fu una grande gioia, scaricarono la damigiana di vino che era sul "baroccio" legata e sistemata fra la paglia, il Salvin "incegnò" il prosciutto e invitò i suoi amici a far festa. Fra questi c'era Palmiro, "il Palmin", il marito della Teodora che aveva la bottega. Quella bottega esiste ancora e va avanti da quattro generazioni anche se ha cambiato diversi nomi. Prima era "la bottega della Chiodora", poi del "Giustin", poi "Bar Alpino" e ora "Benzina Beach".
Il Palmin, sentendo il vino buono ne ordinò una damigiana per la bottega della "Chiodora", il Salvin ne ordinò una per la bottega di sua sorella Maria, detta "Bimba" e a quel punto anche "l' Olivo" che faceva bottega dove ora è il "Bar Popi" fece altrettanto. Così, il Sanin si ritrovò a servire tutte le botteghe del paese. Prima, viaggiava con il baroccio poi, con un camioncino e dopo l'ultima guerra, i figli Bruno e Marino presero il suo posto.
Ormai viaggiavano con un bel camion rosso dove dietro c'era la stampa di una donnina in costume e davanti un Santo con sotto scritto: "Vai e torna".
Oltre a fornire il vino alle botteghe lo portavano anche alle famiglie. Passavano una volta al mese e a chi lo aveva ordinato anche se non erano in casa lo lasciavano davanti alla porta, poi sarebbe passato Marino a riscuotere.
Il tempo passa, le cose vanno a finire, e venne il giorno che anche il "Sanin dal vin" dovette cessare l'attività.
Ma a noi, rimane il detto di Luigina su "Sei di Gorfigliano se... almeno una volta hai infiascato il vino del "Sanin".

M. ASSUNTA TORRE  

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